Singoli interessanti shoegaze e non scoperti fino ad oggi
Settembre significa stop ai ritmi frenetici casa-lavoro e quindi un po’ di nulla cosmico, un po’ di navigazione nelle crespe delle mie lenzuola e un po’ di astensione dal mondo esterno, questo significa tanta musica ascoltata
ZIRP! by DIIV
Inutile girarci intorno, mi tolgo subito il dente con i DIIV. Dopo aver consumato i loro lavori precedenti ed aver assegnato a Zachary Cole Smith il compito di diventare il mio nuovo Kurt Cobain, roba che guardo che occhiali ha lui per decidere la forma dei prossimi che comprerò…
fonte: https://it.pinterest.com/pin/1052223900504979826/
Ebbene, questi tipetti hanno rilasciato due singoli importanti in vista dell’uscita del nuovo album ZIRP!. L’annuncio mi è arrivato tramite Bandcamp e mi è rimasta molto impressa la scritta associata al primo singolo…
This is The New Alternative: A New Genre For the 21st Century
La prima volta che l’ho letto ho pensato “Cavolo, è uno statement abbastanza forte per questi ragazzetti, non vorrei si stessero montando la testa”, poi ho dato anche un veloce sguardo online e ho anche visto come si stavano conciando per l’album:
fonte: https://www.instagram.com/diiv/p/DcwKQxXT79x/
Dunque ho approcciato il primo ascolto del singolo con molta cautela…
fonte: https://diiv.bandcamp.com/album/zirp
The Fountain
Il singolo si apre con una chitarra che ha il pan totalmente a sinistra, la cuffia destra non tarda ad arrivare, con una chitarra più cazzuta e più sporca preannuncia un grande riff che è impossibile non ricondurre ai My Bloody Valentine.
Ecco che attacca la lead acida e ascendente che piace molto al mio orecchio. Zach entra con il suo caratteristico sussurro che si staglia su un gigantesco muro di suono, ma subito si nota qualcosa… Le parole sono facilmente comprensibili e il mix sembra quasi tendere al pop. Mi sono informato e infatti pare che il mixaggio sia stato delegato ad un certo A.G. Cook che è un produttore influente nell’ambito dell’hyperpop… Il singolo procede molto bene con gli intermezzi di chitarra prima distorti e poi degli arpeggi glaciali che stendono il tappeto per un sussurro ancora più inquietante… Il mio cervello inizia a capire qualcosa riguardo al testo, si parla di una certa fountain of youth da cui loro stanno bevendo, e pare ci sia del veleno in questa fontana… Ma ad oggi la frase che mi è rimasta più impressa di questo brano è:
In every good intention, there’s a seed that was not meant to bloom
È veramente cresciuta pian piano nella mia testa e mi ha fatto pensare a tutte le occasioni perse, tutti i sogni arrivati nella nostra testa e scartati solo perchè ci sentiamo stanchi o deboli… Dopo questo intermezzo ci sono delle chitarre con un tremolo o con un sequencer che spezzetta il muro di suono trasformandolo in un beat che userebbe Skrillex o qualche technofolle… e il singolo finisce così, con questa chitarra EDM che colpisce la nota cromaticamente più vicina e poi STOP di botto.
Al primo ascolto mi sono soffermato più sul processare questo uso delle chitarre quasi elettronico e a pensare “quindi è questo il nuovo suono alternative? e perchè?” ma ad oggi posso dire che mi è piaciuto molto come pezzo, lo ascolto spesso e gratta per bene il mio spot del cervello che vuole chitarroni belli presenti.
Kid
Qualche giorno fa, appena tornato dalla vendemmia, Spotify mi ha proposto di ascoltare il nuovo singolo: Kid. Appena iniziato ho sentito le chitarre acustiche e devo dire che la prima cosa a cui ho pensato è stata: “LP!”.
Molto divertente il giochino percussivo che lavora sotto il sussurro di Zach, ma se in The Fountain il parlato era quasi comprensibile, qui è tutto veramente chiaro e cristallino. È una ballad, con uno snare riverberato, un testo veramente carino il cui obiettivo penso sia quello di farci rivivere anche solo in maniera sbiadita le sensazioni che avevamo quando eravamo piccoli bambini. La combo versi nostalgici-mormorio di Zach fa sembrare il ritornello come una ninna-nanna persa negli anni della gioventù, That hum from under the floor di cui parlano…
Clean the sink and watch your mouth
Feeling sick, I’m walking out
Hide it all behind the couch
The time for that is running out for now
Non manca un assolo bello forte nel mezzo di tutta questa tranquillità, che arriva per spezzare la tensione con un suono che i nostri ci hanno già fatto masticare nel singolo precedente. Molto carino, mi ha lasciato un senso di comfort e di lieve tristezza che penso torneranno utili nel prossimo grande inverno.
different nicky by Nina Kraviz
Dopo l’esperienza del SONO Festival ci sta che mi sia messo a seguire un po’ di più la musica elettronica, ho rispolverato l’album di Skrillex: Quest for Fire
e ho salvato un paio di canzoni di Kalkbrenner, è un periodo in cui sono prono a cambiare genere se qualcosa mi entusiasma…
Proprio mentre scrivevo su questo blog (con un po’ di febbre) ecco che esce questo singoletto di Nina Kraviz:
Contento metto le cuffie, alzo il volume e premo play. La cassa dritta mi soddisfa, inizio a muovere un po’ la testa e presto particolare attenzione ai glitch che Nina dissemina prima di inserire una misteriosa voce russa zuppa fradicia di delay.
Bum-bum-bum-bum.
Inizia ad inserire dei pad, poi dei flauti che mi richiamano ad una non meglio specificata tribalità. Ho ragione perchè le percussioni iniziano a diventare junglesche e la voce russa inizia a prendere la forma di un mantra incomprensibile ma musicale…
Un sample sembra dire “wof” ancora ed ancora mentre la voce russa lascia cadere qua è là dei moniti. Non gioca molto con pieni e vuoti nelle frequenze basse, si diverte solo a spruzzare suoni acidi. Solo verso la fine abbandona il basso e lascia solo la cassa dritta e questo maledetto “wof”. Non finisce qui, parte subito una alternative version che sembra aggiungere alcuni pattern di lead geometrici, rimangono i flauti e il “wof” sembra semplicemente shiftato di qualche barra nella griglia…
Nel complesso godibile, non so veramente in che contesto potrei ascoltarla ma so che a volte ne avrò necessità, magari nelle serate più movimentate e non chiuso in casa con le cuffie…
Arsenal by Slipknot
Così a sorpresa gli Slipknot (o quel che ne è rimasto) pubblicano questo singolo: Arsenal. Che subito, anche grazie al rosso della copertina, mi rimanda al periodo del self-titled.
Subito la batteria del nuovo Eloy Casagrande la fa da padrone. Molto veloce, appena entra Corey mi sento veramente catapultato al primo album, un’andatura del calibro di pezzi come Spit it Out o Liberate. Noto anche che, nonostante la dipartita dello storico DJ Sid Wilson, hanno inserito un sacco di scratch e di roba riconducibile al nu-metal anni ‘90 con un simpaticissimo “Shut the Fuck Up” remixato.
Le chitarre non fanno grandi riff, sono lì per accompagnare ritmicamente l’eccentrico testo di Corey che si spinge sempre oltre, a parlare di lotte che ha vinto contro gli dei. Apprezzo molto l’aggiunta dei colpi di bidone del clown, che da “We Are Not Your Kind” sono diventati una piacevole costante…
L’assolo non mi piace, per niente. Inutile virtuosismo di Jim Root in un pezzo in cui le chitarre fanno al massimo 0-3 0-0-0…
Godibile invece il breakdown in cui Casagrande si sbizzarrisce con il doppio pedale mentre Corey e Shawn urlano “Let’s Go, Let’s Go, Let’s Go!”. Forse ho perso un po’ di smalto e questo genere prima mi gasava molto di più, ma direi che come singolo all’epoca ho preferito molto di più “All Out Life”, molto più coeso e con chitarre più interessanti. In generale mi è sembrato troppo Corey-centrico come pezzo, ottimo ritmo ed ottimo breakdown ma Jim accanna gli assoli, non siete gli Slayer e non dovete neanche esserlo.