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Due concerti a Bari: Caparezza e SONO Festival

Pubblicato il: 09-08-2026

Dopo un’estate di lavoro mi sono dedicato due giorni consecutivi di sola musica: Caparezza prima e il debutto del SONO Festival (musica elettronica con Paul Kalkbrenner e Nina Kraviz) a Bari

Orbit Orbit Tour Caparezza

Concerto di Caparezza, spero non l’ultimo

Dopo un bel po’ di attesa (ho comprato il biglietto a Settembre dell’anno scorso!) qualche giorno fa ho preparato lo zainetto ed ho preso il consueto regionale per Bari. In realtà dovevo prendere il bus Racale-Bari ma non ho sentito la sveglia…

Così ho dovuto frammentare il viaggio. Prima Racale-Lecce, poi Lecce-Bari. Questo mi ha permesso di prendere un caffè ed un corposo pasticciotto al Bar dello Sport. Il viaggio è stato noioso ed insignificante, purtroppo invece dell’amore universale che sentivo prima sui treni, ora sento una fastidiosa tensione che si va a creare tra me e gli altri passeggeri.

Non so se è una cosa che succede solo a me, ma quando c’è qualcuno già seduto mi sento come se stessi invadendo il suo (in realtà pubblicissimo) spazio e con una falsissima ostentazione di rispetto vado a cercarmi un altro posto… è proprio questo che mi fotterà nella vita: assecondare privilegi che le persone si guadagnano semplicemente con la loro pigrizia. Oppure ricorrente lo scenario in cui ci sono delle ragazze che parlano fra loro a voce molto alta e di cose molto frivole, robe che mi causano un grande e (im)motivato nervosismo…

Finalmente arrivato a Bari mi ha accolto il solito meraviglioso spettacolo di commistione tra immigrati, uomini in carriera, giovani ragazze e maschi irrisolti.

Il concerto di Capa

Alcuni amici mi hanno proposto di andare alle 13:00 e stare sotto al sole fino all’inizio del concerto (le 21:00)… amici che ho gentilmente mandato a cagare; sono comunque entrato con un certo anticipo assieme ad un amico con cui ci siamo aggiornati a vicenda sulle scorribande estive e giocato a sasso-carta-forbice con delle sconosciute per ammazzare il tempo.

Dire che ero gasato sarebbe un’esagerazione. Non ero in alcun modo vittima dell’hype o della fretta, mi sono goduto tranquillamente l’attesa scaricando ingenti chili sui miei (già doloranti) piedi numero 47… Debbo dire che non mi piaceva la gente che avevo intorno, per qualche motivo non mi sentivo connesso a loro, sensazione che invece ho sentito di più in altri concerti come in quello degli Slipknot o quello dei Metallica… a tratti mi sembrava di essere in mezzo ad un pubblico particolarmente nerd… da parole crociate. Non dico fosse un pubblico introverso o autistico, bensì la sensazione era che stessero vivendo il concerto come un’esperienza che semplicemente andava fatta per la magnitudo di Caparezza nella scena della musica intellettuale/alternativa. Può anche essere che sia tutto nella mia testa ma che ci posso fare, le sensazioni sono sensazioni.

Dopo tanta attesa e un maldestro tentativo di installare Geometry Dash sul mio telefono per ammazzare il tempo, eccolo che arriva! primo piano sfocato Caparezza La sfocata silhouette del mitico (ed ormai vecchio) Caparezza che erutta complicati versi direttamente dalla sua lavica calotta cranica

L’impatto dell’apertura è stato molto forte con Il Banditore, Capa è uscito fuori da quella roulotte scenografica urlando “THUD! SDENG! BAM!” ed altre onomatopee con un sorriso arcigno cui meravigliosamente si presta la sua caratteristica peluria facciale. Mi ha fatto un sacco piacere vederlo ancora sempre uguale e in formissima, nonostante so che sta passando un sacco di rogne tra l’acufene e l’ipoacusia…

Ha alternato alle canzoni alcuni brevi monologhi che a volte erano riflessioni personali, a volte vere e proprie lezioni di storia dell’arte ed altre ancora delle invettive contro alcune storture dell’epoca moderna sia sul piano politico sia sul piano dell’industria musicale.

Scenografia Caparezza Scenografia de “Gli occhi della mente”

È stato assurdo il fatto che ad ogni canzone fossero associati i giusti colori, canvas ipnotici sul LED wall e delle coreografie da PAURA! Anche grazie a Diego Perrone (suo secondo vocalist da sempre), Antonella e Martina, due ragazze davvero belle ed atletiche.

Impossibile non citare l’Oggettone (così lo chiama Capa) fatto dal mastro cartapestaio in “Darktar”, ovvero un altissimo ed inquietante mostro di cartapesta che simboleggia tutti i pensieri negativi e la parte autodistruttiva del sè. Una grottesca ed enorme marionetta che ha maestosamente rappresentato l’inquietudine e la potenza distruttiva che può avere la negatività che in fondo é più forte solo perché é già dentro di noi.

darktar di cartapesta Il maestoso DarkTar manovrato dai pensieri cattivoni

In generale è stato un concerto particolarmente emozionante, con vette di produzione lacrimosa in momenti quali la combo Pathosfera-Chinatown che mi hanno veramente distrutto emotivamente, Pathosfera mi ha fatto pensare a quanto sia facile per me o per alcuni miei amici seppellire nella pancia tutto ciò che ci fa sentire vivi, nascondere sotto un cappellino tutto ciò che ci rende fragili e che evitiamo di mostrare agli altri per paura di essere feriti o semplicemente perchè non ce la si fa più ad essere incompresi e si preferisce stare muti ammazzando ogni pathos… E poi di riflesso Chinatown e il ricorrente tema della sublimazione di tutta la tristezza tramite l’arte, la creazione, la bellezza. Chinatown mi piaceva molto anche prima di capirne qualcosa di musica o di arte, ci sono legato perchè mi ricorda sempre il viaggio che feci a Bologna a 12 anni e ricordo bene le sensazioni che mi suscitava ascoltarla mentre davanti a me sfrecciavano i paesaggi italiani dal finestrino.

caparezza e chitarrista Scenografia di “Pathosfera”

capa di lato Frame della parte finale de “La scelta”

Il tema dell’arte come uno dei migliori modi in assoluto per scappare dal mondo cattivo e dai suoi meccanismi incomprensibili è molto ricorrente nell’ultima parte della discografia di Capa, mi viene in mente lui in Eyes Wide Shut che urla Art is better than life! ma allo stesso tempo lo trovo estremamente consapevole di quanto sia importante rimanere con i piedi per terra ed evitare di raggiungere la degenerazione di questa cosa fantastica che è l’immaginazione, ovvero il confonderla con la vita vera e vivere in una costante illusione, in un auto convincimento caldo e soporifero…

Encore

L’Encore del concerto è stato molto simpatico, con lui che porta sul palco la Magma-Rana la quale lo obbliga a tirar fuori pezzi dei suoi vecchi album facendo notare il distacco tra i ritmi più simpatici ed eclettici rispetto agli ultimi album più introspettivi e lagnosi… E ci ha fatto un po’ ballare con un po’ di throwbacks ai vecchi album: Fuori dal Tunnel, Vengo dalla Luna, Vieni a Ballare in Puglia.

Conclusione

Nel complesso Capa, in formissima, è riuscito a creare una narrazione abbastanza coerente, basando le fondamenta dello spettacolo su un generale uso dell’immaginazione e riuscendo in maniera più o meno fluida ad incastrare sia pezzi nuovi che pezzi vecchi in un racconto scorrevole e di ampio respiro. Molte cose mi hanno colpito, innanzitutto il taglio complessivamente malinconico che ha dato a questa istanza del suo live, sicuramente dettata dalle sonorità del suo ultimo lavoro… ma ho l’impressione che sia anche riflesso di un suo ben celato malessere quasi cosmico che l’artista vive oltre l’arte che ci offre. Ha ripetuto spesso nel corso del concerto che lui fa una vita molto normale, lontana dai riflettori e non così tragica insomma, ma io mi arrogo la presunzione di vedere in lui la tristezza sublimata dell’intellettuale che, sebbene riconosca come estranei i crudeli meccanismi della vita sopracitati, li conosce molto bene e ha capito qual è il modo per vivere nella maniera meno turbolenta possibile.

Caparezza resta un mito a cui guardo con la giusta riverenza, da lontano. Senza mai cercare di assumerlo come paladino di miei ideali, lo osservo sempre da una giusta distanza che mi permette di apprezzare l’artista quasi incorporeo che è stato per me negli anni. Ho la forte sensazione che questo sarà il suo (pen)ultimo concerto, non ce lo vedrei male a ritrovarlo come un prolifico scrittore o fumettista. Spero in un suo romanzo in realtà, non ho ancora letto Orbit Orbit e non so se lo farò nel breve futuro ma un suo romanzo lo leggerei subito.

SONO Festival

Finito il live di Caparezza e rimediato un passaggio a casa per il rotto della cuffia, torno a casa e mi riposo nell’attesa del secondo evento: il SONO festival cui sono stato invitato da una mia amica particolarmente entusiasta di ballare la techno e di vedere Kalkbrenner… Così verso mezzanotte, dopo un necessario caffè siamo partiti all’arrembaggio a prendere un bus PIENO di zarri e di ubriachi. Ecco la prima pecca della serata: giovani baresi ubriachi e CASINISTI che mi hanno subito fatto girare le palle; ma comunque siamo rimasti abbastanza sereni, siamo entrati che ancora doveva arrivare Kalkbrenner e abbiamo pagato un cocktail 15 maledettissimi euro! Io non sapevo bene cosa aspettarmi, sono già stato a Berlino e la techno mi è piaciuta un sacco nei club sottoterra… Ma Kalkbrenner me lo avevano raccontato un po’ come il messia dei tossici di Aradeo… mi hanno detto che tutti lì ce lo avevano tatuato, che il film Berlin Calling li aveva salvati etc…

Arriva Kalkbrenner

paul alla consaul Il pelatone ci sapeva davvero fare

Appena arrivato devo dire che non è stato subito amore a prima barra… l’ho un po’ lasciato giocare con i beat, poi progressivamente è arrivato a dei suoni interessanti e alla fine devo dire che mi ha fatto abbastanza muovere. Dopo i primi dieci minuti ero entrato in quella piacevole trance della techno in cui il cuore ti fa bum-bum ed ogni momento diventa un colpo di cassa uguale a sè stesso… Abbastanza piacevole, ci sono stati alcuni momenti interessanti in cui mi ha fatto un po’ più sognare ma nel complesso non mi sono molto amalgamato con il resto della folla, c’era un sacco di gente che pensava di essere in discoteca e la cosa mi dava un sacco fastidio. Parlavano tanto, spingevano, in generale mi rompevano la catarsi.

Purtroppo non essendo un artista dalle hit memorabili ma un DJ che fa techno devo basarmi molto sulle sensazioni che ricordo. Ricordo di aver pensato che i suoi suoni mi facevano spesso pensare all’amore. Non ad un amore romantico e tormentato ma all’amore cosmico, quello inconsapevole è silenzioso che vibra sotto terra… un ottimo lavoro devo dire: suoni sinuosi, non eccessivamente acidi, sincopati quel giusto che serve per farti guardare con libidine il tuo prossimo.

La bomba di Nina Kraviz

Dopo che Kalkbrenner ha concluso il suo set con Sky and Sand facendosi molto desiderare e fingendo di andar via, ci sono stati dieci minuti di cambio consolle, non ho particolarmente apprezzato perchè mi ha un po’ costretto a riconnettermi con ciò che c’era intorno a me, cosa che non molto mi piaceva dato che era pieno di nzalli.

Ci tengo a dire che c’era anche gente super chill che sicuramente sapeva qualcosa della cultura techno e rave e con cui io e la mia amica abbiamo anche parlato ma si sa… la minoranza sa far rumore.

Ma ragazzi appena sta Nina Kraviz è salita sul palco ho subito capito che prima di tutto l’avrei amata per molto tempo ma soprattutto ho capito che io sono fatto per questa merda qua. La Dea Nina Kraviz La bellissima, stilosa e trasudante d’amore Nina Kraviz

Sigarette a nastro, una cassa dritta molto più pesante di Kalkbrenner, visual dietro psichedeliche e immersive, un calice di vino bianco sempre pieno al lato della consolle… E mi ha fatto veramente volare! Non saprei come descriverla ma usava suoni decisamente più industrial di Kalkbrenner, era un po’ più veloce, penso sui 130 bpm, e la sua cassa mi entrava dritta dritta nel cuore. Mi è piaciutissima, soprattutto nella prima ora e mezza, poi ha iniziato ad esplorare dei territori un po’ più sconosciuti, è arrivata alla dubstep e ad altre robe oscure che sinceramente non riuscivo più a sopportare dopo 5/6 ore di dum-dum praticamente ininterrotto.

Cosa ricordo del suo set? Ricordo che alcune volte non mi piaceva tantissimo quando decideva di entrare con la cassa, cosa che invece Kalkbrenner faceva in maniera molto più sensata secondo me (quando non cannava totalmente e si grattava la testa) ma cavolo quando partiva con i pattern di lead acida geometrici e che giocavano sulle dissonanze mi gasava veramente tanto e mi è piaciuto tantissimo il suo uso sregolato del basso. Forte forte.

Conclusioni

Mi dispiace non fare uso di droghe sintetiche e non poter apprezzare a 720 gradi questo tipo di musica, ho cercato di prendere il meglio dalla serata cercando di trovare l’amore in ogni cosa, nzalli e 15 euro di cocktail permettendo.

Mentre tornavo a casa alle cinque del mattino col motorino elettrico ero soddisfatto, la Bari mattutina mi sorrideva e avevo ancora dentro ai miei nervi i residui di quella cassa dritta che ci ha messo un paio di giorni a scomparire dal ritmo dei battiti del mio cuore!